Fra il vulcano e il costone amalfitano si coltivano uve che altrove non esistono, su pendenze in cui la vendemmia si fa a mano perché non c'è alternativa.

Lacryma Christi del Vesuvio

La denominazione più famosa della Campania, prodotta sui suoli vulcanici del vulcano. Il bianco nasce da Caprettone e Coda di Volpe: sapido, minerale, con una nota quasi affumicata che viene dal terreno. Il rosso da Piedirosso e Aglianico: fresco, non troppo strutturato, adatto anche leggermente rinfrescato.

Il nome viene da una leggenda cristiana sul pianto di Cristo sul golfo. La spiegazione geologica è meno poetica e più interessante: la sabbia vulcanica ha impedito alla filossera di attecchire, e alcune viti sono a piede franco, cioè non innestate su portainnesti americani.

Costa d'Amalfi DOC

Riconosciuta nel 1995, si articola in tre sottozone: Furore, Ravello e Tramonti. I vitigni sono locali e poco diffusi altrove: Falanghina, Biancolella e Ginestra per i bianchi, Piedirosso, Sciascinoso e Tintore per i rossi.

Le vigne stanno su terrazzamenti a picco sul mare, spesso su pergole basse. Si vendemmia con le ceste e i muli, letteralmente. È viticoltura eroica nel senso tecnico del termine.

Il Tintore di Tramonti

Nella conca di Tramonti, sopra il Valico di Chiunzi, esistono ceppi di Tintore ultracentenari, su piede franco, con tronchi grossi come alberi. La filossera che nell'Ottocento distrusse la viticoltura europea non arrivò mai su quei pendii isolati. Sono fra le viti più vecchie d'Italia e producono un rosso scuro, tannico, molto particolare.

  • Bianco di Furore con il pesce del golfo
  • Lacryma Christi rosso con la pizza, meglio di quanto ci si aspetti
  • Tintore di Tramonti con i formaggi stagionati dei Lattari

Le cantine si visitano

Sia sul Vesuvio sia in Costiera diverse aziende ricevono su prenotazione. Sono realtà piccole, spesso a conduzione familiare: chiamate qualche giorno prima e non presentatevi in dieci senza avvisare.

Il fine pasto

I vitigni, uno per uno

  • Caprettone: bianco vesuviano a lungo confuso con la Coda di Volpe, sapido e agrumato
  • Coda di Volpe: bianco morbido, dal grappolo ricurvo che gli dà il nome
  • Piedirosso, il per' e palummo: rosso vesuviano dal raspo rossastro come la zampa di un piccione
  • Falanghina e Biancolella: bianchi della Costa d'Amalfi, freschi e minerali
  • Ginestra e Ripolo: bianchi rari, coltivati quasi solo in Costiera
  • Tintore e Sciascinoso: rossi costieri, tannici e scuri

La viticoltura eroica, senza retorica

L'espressione indica vigneti con pendenza superiore al trenta per cento, o su terrazzamenti, o ad altitudini oltre i cinquecento metri. In Costiera d'Amalfi ci sono tutte e tre le condizioni insieme. Significa che ogni operazione, potatura, trattamento, vendemmia, si fa a mano e a spalla. Un ettaro può richiedere il quadruplo delle ore di un ettaro in pianura.

Cosa portare a tavola

Con il fiordilatte e le verdure, un bianco della Costa d'Amalfi. Con la pizza, un Lacryma Christi rosso leggermente rinfrescato. Con i formaggi stagionati dei Lattari e i piatti di carne dell'entroterra, un Tintore di Tramonti. Con la delizia al limone, niente vino: un limoncello ghiacciato e basta.

Le cantine visitabili

Sul Vesuvio le aziende si concentrano fra Boscotrecase, Trecase, Terzigno e Sant'Anastasia, spesso con il vigneto dentro il Parco Nazionale. In Costiera le realtà stanno a Tramonti, Furore e Ravello, e sono quasi tutte piccole. In entrambi i casi si va su prenotazione, con qualche giorno di anticipo: non sono strutture attrezzate per il turismo di massa e questo, in genere, è un bene.

Limoncello, ovviamente. Ma esiste anche il nocino dei Lattari, fatto con le noci verdi raccolte a giugno, e il concerto, un liquore di erbe e spezie di tradizione conventuale della Costiera. Sono più difficili da trovare e valgono la ricerca.

Sette camere, una piscina
e il Golfo di Napoli davanti.

Siamo a Pimonte, in collina fra la Costiera Amalfitana e la penisola sorrentina. Il posto auto c'è e la sera si dorme col fresco.

Verifica disponibilità Scrivici su WhatsApp