Guardate una carta della Campania: c'è una spina dorsale di calcare che si stacca dall'Appennino e si spinge nel mare fino a Punta Campanella, per poi riemergere sotto forma di Capri. Quella è casa nostra.

Una geografia che spiega tutto

I Monti Lattari sono un massiccio calcareo che divide il golfo di Napoli da quello di Salerno. La cima più alta è il Monte Sant'Angelo a Tre Pizzi, 1.444 metri, seguita dal Molare. La dorsale scende a picco sul versante amalfitano e degrada più dolcemente su quello sorrentino: è per questo che Sorrento ha terrazze e limonaie mentre Amalfi ha scale.

Capri, geologicamente, è l'ultimo pezzo di questa catena, staccato dalla terraferma quando il livello del mare è risalito.

Il parco

Il Parco Regionale dei Monti Lattari copra oltre sedicimila ettari e comprende una trentina di comuni fra le province di Napoli e Salerno, Pimonte inclusa. Dentro ci stanno la faggeta del Faito, i valloni umidi della Valle delle Ferriere, i terrazzamenti agricoli, le grotte carsiche.

Cosa ci vive

  • La Woodwardia radicans, felce arborea di origine terziaria sopravvissuta nei valloni umidi sopra Amalfi: una reliquia di quando il clima era tropicale
  • Il falco pellegrino, che nidifica sulle pareti a strapiombo del versante amalfitano
  • Castagneti da frutto, coltivati da secoli, che nella zona di Pimonte e Agerola coprono buona parte del pendio

L'agricoltura verticale

Ogni metro di terra pianeggiante qui è stato costruito a mano: muri a secco, terrazze, canali. È un paesaggio artificiale che ha richiesto secoli di lavoro e che oggi si mantiene a fatica. Quando percorrete il Sentiero degli Dei state camminando su una infrastruttura agricola, non su un sentiero naturalistico.

Perché la Costiera si è salvata

Perché era difficile arrivarci. La statale amalfitana è dell'Ottocento; prima si viaggiava via mare o a dorso di mulo. Quella scomodità ha impedito l'edilizia che ha divorato altre coste italiane.

Il modo giusto di vederli

Come si è formata questa montagna

I Lattari sono calcare di origine marina, sedimenti depositati nel Mesozoico e poi sollevati dalla stessa spinta tettonica che ha costruito l'Appennino. È roccia carsica: l'acqua piovana la scioglie lentamente, scava condotti e grotte, e riemerge in sorgenti alla base del massiccio. Ecco perché in quota non ci sono torrenti e a valle l'acqua abbonda.

Il Vesuvio, che si vede da qui, è tutt'altra cosa: vulcanico, molto più giovane, nato quando queste montagne c'erano già da milioni di anni.

L'Alta Via dei Monti Lattari

È il sentiero 300 del CAI e attraversa l'intera dorsale in una decina di tappe, da Cava de' Tirreni fino a Punta Campanella. Si può percorrere per intero in cinque o sei giorni con appoggio nei paesi, oppure a tappe isolate: molte sono raggiungibili in auto e permettono di camminare mezza giornata.

I paesi del parco

  • Sul versante sorrentino: Pimonte, Gragnano, Casola, Lettere, Vico Equense, Massa Lubrense
  • Sul versante amalfitano: Agerola, Tramonti, Scala, Ravello, Furore
  • Sul crinale: Sant'Egidio del Monte Albino, Corbara, Cava de' Tirreni

Le grotte

Il carsismo ha prodotto un sistema di cavità ancora in parte inesplorato. Alcune, come la Grotta dello Smeraldo a Conca dei Marini, si aprono sul mare e sono visitabili in barca. Altre sono di interesse speleologico e archeologico: nella Grotta di Santa Barbara e in quelle attorno a Lettere sono stati trovati resti preistorici.

Non dall'auto. I Lattari si capiscono camminando: l'Alta Via dei Monti Lattari attraversa tutta la dorsale in più tappe, da Cava de' Tirreni fino a Punta Campanella, ed è percorribile a pezzi anche da chi ha mezza giornata.

Sette camere, una piscina
e il Golfo di Napoli davanti.

Siamo a Pimonte, in collina fra la Costiera Amalfitana e la penisola sorrentina. Il posto auto c'è e la sera si dorme col fresco.

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