Il vulcano che vedete dalla nostra terrazza tutti i giorni si può salire fino al bordo del cratere. Non è un'escursione difficile, ma ha tre o quattro dettagli che rovinano la giornata a chi non li conosce.
Come funziona
Si arriva in auto o in navetta fino al piazzale di quota mille, dentro il Parco Nazionale del Vesuvio. Da lì parte il sentiero numero 5, il Gran Cono: circa ottocento metri di sterrato in salita, con un dislivello di poco più di centocinquanta metri, che portano al bordo del cratere a 1.170 metri. Si cammina in mezz'oretta, meno se avete gambe buone.
L'accesso al Gran Cono è a numero chiuso e richiede la prenotazione online con fascia oraria. Presentarsi al cancello senza biglietto significa quasi sempre tornare indietro.
Il fondo, che è il problema
Non è roccia compatta: è lapillo, ghiaia vulcanica che rotola sotto la suola. In discesa scivola. Le scarpe da ginnastica lisce sono la causa numero uno delle storte che si vedono ogni giorno lungo il sentiero. Servono suole scolpite, anche semplici.
- Prenotazione online obbligatoria con fascia oraria
- Circa trenta minuti di salita, altrettanti per scendere
- Vento costante sul bordo: una giacca leggera serve anche a luglio
- Niente ombra e niente acqua lungo il percorso
Cosa si vede
Il cratere è una conca di cinquecento metri di diametro con le pareti a strati di colate sovrapposte, e in alcuni punti escono ancora fumarole di vapore. Ma la vista che vi ricorderete è quella opposta: tutto il golfo di Napoli in una volta sola, la città, Capri, Ischia, la penisola sorrentina e, verso sud, il crinale dei Monti Lattari da cui siete partiti.
Un dettaglio di orario
Nelle giornate di scirocco la foschia sale dal mare verso mezzogiorno e cancella l'orizzonte. La mattina presto la visibilità è quasi sempre migliore.
Prima o dopo, la Valle dell'Inferno
Chi ha più tempo e vuole camminare davvero può percorrere il sentiero della Valle dell'Inferno, fra il Gran Cono e il Monte Somma, l'antico bordo dell'edificio vulcanico crollato nell'eruzione del 79. È un altro Vesuvio: bosco, silenzio, nessun chiosco di souvenir.
Un vulcano che non ha finito
L'ultima eruzione è del marzo 1944, filmata dagli aerei alleati di stanza in Campania: distrusse San Sebastiano e Massa di Somma e cancellò la funicolare cantata in Funiculì Funiculà. Da allora il Vesuvio è in quiescenza, non spento, ed è monitorato senza interruzione dall'Osservatorio Vesuviano, il più antico osservatorio vulcanologico del mondo, fondato nel 1841.
Nella zona rossa attorno al vulcano vivono oltre seicentomila persone. È il vulcano più sorvegliato del pianeta per una ragione molto concreta.
Cosa cresce sulla lava
Il Parco Nazionale protegge un mosaico vegetale che si legge come un calendario: sulle colate più recenti c'è solo lichene, lo Stereocaulon vesuvianum, che è il primo a colonizzare la roccia nuda; su quelle di due secoli fa cresce la ginestra, quella di Leopardi; più giù ci sono pinete e, sul versante del Somma, boschi di castagno e querce.
Gli altri sentieri del parco
- Il Gran Cono, numero 5: quello classico al cratere, a pagamento e con prenotazione
- La Valle dell'Inferno: dentro la caldera, fra il Cono e il Monte Somma, lungo e selvaggio
- Il Trenino della Pietrarsa e il sentiero del Fiume di Lava: brevi, facili, senza dislivello
- Il Vallone della Profica sul versante del Somma: bosco, ombra, nessuno
Il consiglio che nessuno dà
Comprate una bottiglia di Lacryma Christi in una delle cantine sulle pendici prima di salire, non dopo. Alla fine della discesa avrete solo voglia di sedervi, e le cantine chiudono nel primo pomeriggio.
Dal Relais al piazzale di quota mille si arriva in poco più di un'ora, passando per l'autostrada e poi la strada del parco.
Sette camere, una piscina
e il Golfo di Napoli davanti.
Siamo a Pimonte, in collina fra la Costiera Amalfitana e la penisola sorrentina. Il posto auto c'è e la sera si dorme col fresco.